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Il bosco incantato – favola della buonanotte

Favole della buonanotte

Il bosco incantato

In una casetta vicino al bosco viveva con i suoi genitori un bambino. Si chiamava Daniele. Aveva i capelli castani arruffati come un nido di passero e gli occhi blu come le perline. Le ginocchia sempre sbucciate. E pensava sempre a qualche nuova avventura. Intorno alla casa c’era un bell’orticello pieno di verdure. Daniele aiutava la mamma a curarlo: zappava le aiuole, annaffiava le piantine e strappava le erbacce.

Un giorno voleva tirare fuori una carota dalla terra, ma non ci riusciva. «Che succede? Perché non viene? Sembra che qualcuno la tenga da sotto!» pensò Daniele. La afferrò con tutte e due le mani, ci mise tutta la forza che aveva e tirò. Dal buco, insieme alla carota, saltò fuori un leprotto. Daniele cadde col sedere per terra, con la carota in mano, e davanti a lui c’era un leprotto davvero speciale. Si guardavano e non credevano ai propri occhi.

«E tu chi sei?» chiese Daniele al piccolo batuffolo di pelo. «Sono un leprotto del bosco incantato» rispose il leprotto, muovendo le orecchie. «Di quale bosco?» domandò Daniele, che non ci credeva. «Ma del vostro bosco, quello dietro la casetta: il bosco incantato. Io abito lì, con tanti altri animaletti. Solo che ieri sera tornavo tardi da un prato lontano e mi sono perso. Devo essere entrato nella tana sbagliata. E invece di arrivare a casa, mi sono ritrovato qui, nel tuo orto, sotto una carota. Mi aiuti a ritrovare la strada? Per il bosco incantato?» chiese il leprotto.

All’inizio Daniele lo guardava e basta. Poi ci pensò su e disse: «Non sapevo che il bosco dietro casa mia fosse incantato. Ma ti aiuto volentieri a ritrovare la strada. Sarà un’altra avventura, e a me le avventure piacciono tanto. Dai, andiamo!» sorrise Daniele, e si misero in cammino. Seguirono un sentierino che li portò fino al limitare del bosco. Lì si alzavano due grandi abeti. Quando il leprotto li vide, non stava più nella pelle dalla gioia.

«Eccolo! Ecco l’ingresso del bosco incantato!» saltò su contento. Ma appena fecero un passo avanti, fra i tronchi comparve una grande ragnatela. Il leprotto e Daniele ci rimasero appiccicati. E quando cercarono di andare avanti, la ragnatela li rimbalzò indietro. «Che cos’è? Perché non possiamo entrare nel bosco?» chiese Daniele. Il leprotto scuoteva la testa, senza capire. «Non so perché il bosco non ci lasci entrare. Proprio non capisco» rifletteva ad alta voce.

Restarono lì un momento ad aspettare. Poi sulla ragnatela cominciò ad apparire una scritta: «Sono il bosco incantato, una chiave devi trovare. Cerca la piantina che il mio cancello di ragnatela fa sparire.» Il bambino e il leprotto ci pensarono su e si guardarono intorno. Quale piantina poteva aprire il bosco incantato? Dopo un po’ Daniele trovò qualcosa. Colse un fiorellino giallo e, insieme al leprotto, lo portò al cancello. Poi Daniele disse forte e coraggioso: «Le chiavi di San Pietro sono il fiore che apre il cancello!» La ragnatela luccicò, poi ondeggiò e poi cominciò a sciogliersi. «Evviva, ci sei arrivato, amico mio! La primula, le chiavi di San Pietro, era proprio la chiave! Grazie, adesso posso tornare a casa. Il bosco incantato si è aperto» esultò il leprotto, e corse dentro il bosco.

Ma poi si fermò. Si voltò e vide Daniele fermo al cancello, che guardava triste. «Vieni anche tu! Ti faccio vedere tutto quello che nasconde il bosco incantato!» lo chiamò il leprotto, agitando una zampa. Il bambino corse oltre il cancello tutto contento. Da allora il leprotto e Daniele vanno a trovarsi a vicenda e ogni giorno per loro è un’avventura.

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